Imprelia


Persone, impresa, lavoro, innovazione, futuro.

23. March 2020 17:32
by Alessandro Nasini
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La filiera produttiva al tempo del COVID-19

23. March 2020 17:32 by Alessandro Nasini | 0 Comments

Una cosa mi pare di assoluta evidenza: i più (politici e governo compresi) hanno un'idea molto approssimativo di come funziona una filiera produttiva e di quante sono le imprese coinvolte anche solo per fare arrivare a casa delle persone un litro di latte o un tubo di dentifricio. Cosa che mi spiega tragicamente il perché di tante norme e provvedimenti astrusi del passato e del presente. Tutte decisioni prese anche in buona fede, per carità, ma è in buona fede anche il passante ignorante che ti fa alzare e ti fa bere un bicchier d'acqua dopo una incidente in moto.

17. June 2013 11:44
by Alessandro Nasini
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Imprese, startup e adozioni.

17. June 2013 11:44 by Alessandro Nasini | 0 Comments

Da più parti leggo di scenari potenziali di "adozioni": imprese consolidate che adottano startup, startup che adottato imprese consolidate. In entrambi i casi tutto mi suona come decisamente artificioso e poco realistico.

E' sbagliato il presupposto di partenza, ovvero che ci sai un soggetto forte ed uno debole. Ovviamente ognuno dei soggetti vorrebbe essere considerato quello "forte", nella posizione di negoziare il ruolo di comando.

Io sono (da tempi non sospetti) per una terza via: due sedie, un tavolo, soldi e competenze sul tavolo. Ognuno rischia quello che ha, senza arroganza e presunzione di "adottare" nessuno.

29. May 2012 10:48
by Alessandro Nasini
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Di Parmigiano Reggiano, terremoto, arance, Amazon ed altre storie.

29. May 2012 10:48 by Alessandro Nasini | 0 Comments

L'Emilia è stata colpita da un terremoto. Non una scossettina, una brutta botta che ha fatto morti e danni. Tra i danni ingenti, molti danni a caseifici che producono il Parmigiano Reggiano, simbolo di una regione e della cucina italiana. Migliaia di forme di Parmigiano, che aspettavano tranquille nei capannoni di stagionatura di raggiungere i 18, 24 o 30 mesi per essere commercializzate sono rimaste danneggiate per la caduta dagli scaffali.

Non entro nel merito (anche se la tentazione ce l'avrei) di come fossero realizzati i capannoni e di come quegli scaffali altissimi sfidassero leggi della fisica e buon senso, ma non è questo il punto e non è questo il momento.

A qualcuno è venuto in mente di cercare di vendere il parmigiano danneggiato direttamente dalla fabbrica, intero (si fa per dire) o grattugiato. Fin qui nulla da dire: iniziativa intelligente, un possibile aiuto immediato e concreto ai produttori per ripartire. I guai sono cominciati - io almeno così la vedo - quando si è cominciato a parlare di prezzi al kilo, di come pagarlo, di come riuscire a averlo. Abbiamo capito subito di essere in Italia: pezzature incerte, pagamenti anticipati con bonifico bancario, modalità e date di ritiro in loco molto poco chiare, prezzi all'ingrosso  "scontati" spesso superiori a quelli normalmente praticati al dettaglio in molti supermercati. Un caos insomma.

Mi è tornato in mente quando qualche anno fa l'Etna decise a sorpresa di stupire siciliani e turisti con una eruzione di cenere che annerì tonnellate di arance, fantastiche arance siciliane mature e pronte da cogliere. Arance perfette, perfettamente commestibili (secondo chi poté assaggiarle, una leccornia) ma con la buccia nera di vulcano. Avrei pagato uno sproposito per avere una cassetta di quelle arance, poteva essere una occasione fantastica per promuovere un prodotto eccezionale e invece non se ne fece nulla. Ed io non riuscii a comprarle. Certo, sarei potuto partire da Roma in auto, arrivare in Sicilia ed andarle a comprare dal produttore. Forse, perché se non ricordo male la normativa impediva ancora la vendita diretta da produttore a consumatore.

Poi mi è venuto in mente Amazon. Che non vende Parmigiano Reggiano e non vende arance di Sicilia (non ancora, almeno) e la mostruosa macchina commerciale e logistica che ti permette di ordinare un libro o un computer, un paio di scarpe o un frullatore alle 5 del pomeriggio e riceverlo la mattina dopo alle 11. Pagando con lo strumento che vuoi, da dove sei, spesso senza pagare il trasporto.

E mi è venuto un certo sconforto, non trovando spiegazione nel fatto che abbiamo in Italia dei "giacimenti" quasi infiniti di prodotti eccezionali che il mondo vorrebbe comprare. Ma non con bonifico bancario e ritiro obbligato in fabbrica.

24. May 2012 11:51
by Alessandro Nasini
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Io ed altri a partita IVA

24. May 2012 11:51 by Alessandro Nasini | 0 Comments

Ieri ho sentito una fotografa usare l'espressione "io ed altri a partita IVA". La voce non aveva una intonazione positiva e nel dirlo ha fatto una leggera smorfia. Eppure stava parlando di un nuovo progetto, un progetto condiviso con "gli altri a partita IVA", il progetto di una startup.

Io me lo ricordo molto bene quando, cento anni fa, aprii la mia prima partita IVA. Ero passato, in pochi istanti (e dopo una lunga fila...) dallo status indefinito di ex-studente a quello di imprenditore.

Quando uscii dall'Ufficio IVA con in mano  il mio "certificato di attribuzione" ero gasatissmo, ero altro tre metri e camminavo senza toccare il terreno. Non avevo ancora trent'anni (la mia è stata una vocazione imprenditoriale tardiva, secondo molti parametri di oggi) ed ero certo avrei conquistato il mondo.

Di una cosa sono certissimo, la mia voce era decisa e ottimista ed avevo stampato in faccia un sorriso a 64 denti. Oggi, cento anni dopo, non ho ancora perso quella voce e quel sorriso e vedere una "giovane partita IVA" così poco felice mi ha intristito un po'.

27. April 2012 11:11
by Alessandro Nasini
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Almeno le patate da seme.

27. April 2012 11:11 by Alessandro Nasini | 0 Comments

Da che mondo è mondo c'è una soglia fisIologica anche per le gabelle, una soglia oltre la quale non ha senso andare. Se tolgo al tartassato tutte le patate che ha prodotto, non gliene lascio per mangiare e per seminarne di nuove, l'anno dopo il tartassato (sempre che sia sopravvissuto) sarà fuori le mura del castello ad elemosinare una ciotola di zuppa.

27. February 2012 15:23
by Alessandro Nasini
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Foxconn, moralismi e prezzo della tecnologia (e non solo).

27. February 2012 15:23 by Alessandro Nasini | 0 Comments

Leggo e sento da alcuni giorni a questa parte un sacco di appelli accorati a favore dei lavoratori della Foxconn, l'azienda cinese che produce molti dei prodotti di giganti della ICT come Apple, HP ed altri.

Appelli accorati a favore di operai e tecnici che (almeno a quanto trapela) lavorerebbero con turni massacranti e stipendi assai miseri, in una condizione di quasi schiavitù. Non ho sentito però fare la seguente affermazione: "dobbiamo accettare il prezzo della tecnologia e smettere di credere che sia possibile avere bassi prezzi senza un prezzo sociale".

Ho preso la tecnologia come spunto, perché mi sono fatto due conti al volo: per dare all'operaio che assembla un iPad uno stipendio mensile più decente (e magari consentirgli di lavorare un numero di ore sostenibile), basterebbe probabilmente pagare un iPad 20 dollari in più.

Sostituite ora "iPad" con un qualsiasi altro oggetto hi-tech e fate le debite proporzioni. Ma se volete semplificare, fate lo stesso conto con la camicia che indossate, con la vostra bici, il frullatore o qualsiasi altro prodotto di quelli che un tempo costavano un certo prezzo, ed ora costano la metà. Io credo sia necessario tornare a dare al lavoro di ognuno, specializzato o meno, italiano o cinese, il giusto valore ed accettare di pagarne il prezzo.

Voler pagare tutto poco o pochissimo e poi fare i moralisti della domenica mi pare assai poco onesto.

17. January 2012 16:21
by Alessandro Nasini
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Su Twitter, metteteci la faccia

17. January 2012 16:21 by Alessandro Nasini | 0 Comments

Complice (come spesso, come sempre) la televisone e qualche V.I.P. nostrano, molti italiani hanno improvvisamente scoperto Twitter. Sulla stessa onda mediatica, anche professionisti e aziende stano correndo ad aprire profili personali ed aziendali.

Nulla di male nella scoperta tardiva, c'è tutto il tempo per recuperare. Però, pochi gli errori consentiti agli ultimi arrivati, perché su Twitter ci sono già milioni di utenti e tra questi gli italiani sono tra i più agguerriti e in qualche modo gelosi del fatto di essere stati early adopter.

In questi giorni sto avviando gli account Twitter per alcuni nuovi progetti che sto seguendo e sto scegliendo con una certa cura gli utenti da seguire con ciascun account. Per la maggior parte si tratta di persone, aziende ed enti dei quali so già parecchio, ho le email, i numeri di telefono ed il sito web, in molti casi sono contatti personali su altri canali e media.

Sto facendo però una fatica bestiale a capire se gli account che trovo facendo ricerche su Twitter corrispondano o meno ai contatti che cerco: mancano le facce, mancano i logo, mancano le descrizioni di un numero molto alto di account. Paperelle, uova, prati fioriti, personaggi dei comics, gattini: c'è di tutto tranne che un'immagine o una descrizione che serva ad identificarli con ragionevole certezza.

E' come se sulla vostra patente ci fosse, al posto della vostra foto, il cagnolino di quando eravate piccoli o la prima bici con le rotelle. Molto simpatico, al limite divertente per un account personale per parenti e amici, ma assai poco utile per l'account di un professionista, di un manager, di un'azienda.

Datemi retta, metteteci la vostra faccia e fatevi riconoscere. E già che ci siete, non la foto di quando avevate quindici anni di meno. Che tanto le rughe sono arrivate a tutti ed i capelli dei vent'anni sono andati via da tempo. 
 

16. January 2012 17:30
by Leo Sorge
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Materiali coraggiosi

16. January 2012 17:30 by Leo Sorge | 0 Comments

Scienza e conoscenza dei materiali, scarsa qualità del servizio, scarsa attenzione al marketing internazionale. E' così che gli italiani perdono un'altra possibilità di competere nel mondo non solo in termini di prestigio ma anche e soprattutto per fatturati importanti. E' questo quanto rivela Awareness Survey Usa, un'indagine dell'Ice di qualche mese fa. Sull'argomento è godibile un articolo di Luca Tremolada sul Sole 24 Ore.

Complessivamente, per noi italiani gli indicatori sono sostanzialmente negativi. Eppure storicamente il Belpaese ha una conoscenza profonda dei materiali i più vari, non solo per aver montagne ricche di pietre diverse, o per aver prodotto campane e cannoni in quantità, ma anche per aver inventato alcune plastiche (chi ricorda il Moplen?).

La tendenza a teorizzare e sperimentare, poi, porta ad usi anche molto diversi degli stessi materiali. E ad eccezionali competenze sui materiali corrisponde sempre una qualità elevata dei prodotti.

In particolare, l'indagine dell'Ice mostra che nel confronto con gli altri due colossi (slide 12), Germania e Giappone, perdiamo decisamente con i tedeschi ma siamo leggermente superiori ai nipponici. Sorprendente ma documentato. Dando uno sguardo d'insieme, siamo ultimi solo per il tempo di adozione delle nuove tecnologie, che certo non è poco e conferma la scarsa agilità del nostro sistema.

Qualche indicazione risulta evidente dai dati dell'Ice.

Se vogliamo andare ad aggredire mercati più interessanti e più grandi di quella americano, come ad esempio Cina, Brasile o India, occorre produrre a prezzi più bassi. I mercati tradizionali dell'Occidente stanno rallentando. E' naturale guardare altrove, ma altre aree -come India, Cina e altri Bric o asiatici, hanno logiche e modalità di ingresso diverse da quelle tradizionali. E l'Italia, priva di attenzione al marketing, paga pegno.